Costanzo Preve sulle “Frontiere difficili”

In memoria del filosofo Costanzo Preve ed in occasione dell’Anniversario del bombardamento di Belgrado (24 Marzo 1999) riproponiamo qui il testo dell’intervento che il prof. Preve aveva fatto sei anni prima nella Conferenza organizzata dalla nostra Associazione sul tema: “Le frontiere difficili: slavi, mussulmani, greci: i Balcani tra guerra e pace“ (20 maggio 1993).

A distanza di trent’anni, questo intervento ci pare ancora particolarmente efficace per riflettere sulla situazione odierna e sul recente passato  affinché, attraverso l’approfondimento culturale e storico si superino quei luoghi comuni che giustificano le aggressioni militari e sul fatto che le frontiere, come dice il filosofo, non siano più ferite ma opportunità di arricchimento umano e collaborazione. 

Pubblicare questo scritto ci sembra un modo di ricordare la grande disponibilità di Costanzo Preve nei confronti della nostra Associazione. Sottolineiamo inoltre che nel 1999 fu uno dei pochi esponenti della cultura italiana che si oppose ad una soluzione militare del dramma jugoslavo.

Imparo il Greco cantando

L’ascolto ed il canto sono ottimi strumenti per migliorare le competenze linguistiche e per esplorare la cultura e le tradizione di un paese. L’Associazione Piemonte-Grecia propone un corso di 12 lezioni durante il quale i partecipanti avranno la possibilità di migliorare la conoscenza della lingua greca, cantando e divertendosi.

Locandina qui a fianco –>


<– Un piccolo esempio , alcune (lievi!)
stonature comprese, si può vedere qui.

 

Struttura di ogni singola lezione:

  • introduzione della canzone: informazioni sul contesto/artista;
  • ascolto della canzone;
  • attenta lettura del testo / significato delle parole che non si conoscono;
  • canto tutti assieme, a voce alta

Ciascun partecipante avrà la possibilità di scegliere e proporre al gruppo una canzone greca a suo piacimento.

A chi si rivolge? Il corso si rivolge a chi ha già una discreta conoscenza della lingua.

Dove si svolge? Associazione Piemonte-Grecia Via Luigi Cibrario 30bis – Torino

Quando? il martedì dalle 19.30 alle 21.00, a partire dal 15 marzo e fino al 31 maggio

Docente: Katerina Nastopoulou, di madrelingua greca, laureata in Filologia greca presso l’Università di Patrasso e diplomata presso la Scuola Superiore di Arte Drammatica “Tempi moderni” di Atene. Sta svolgendo corsi di lingua greco attraverso tecniche teatrali presso l’Associazione Piemonte-Grecia a Torino e online.

ISCRIZIONI 

Costo: 65 euro + 25 euro di quota di iscrizione all’associazione Scadenza iscrizioni: 09/03/2022
Il corso si attiverà con un minimo di 6 ed un massimo di 9 iscritti.

Per Informazioni: mail info@piemonte-grecia.org   telefono: 011487719 oppure 3382974028


Misure prevenzione COVID:
La sede è allestita con divisori in plexiglass
Ogni partecipante dovrà avere il Super Green Pass e la Mascherina (ad eccezione di quando si canta)

 

Giornata mondiale della lingua greca

Segnaliamo un divertente ed istruttivo articolo di Dorella Cianci, uscito sul quotidiano Avvenire del 8 Febbraio scorso, dal titolo: 

9 febbraio: Giornata mondiale della lingua greca
Se per i Greci si “nasce dal ridere”

In un antico papiro si legge che il mondo sarebbe nato con sette risate e ad ogni risata nacque gloriosamente qualcosa …
Aneddoti e curiosità sulla lingua di Omero

Ottimo per gli addetti ai lavori, per gli studenti dei corsi di Greco, ma anche per chi è semplicemente incuriosito dall’argomento. Consigliamo di leggerlo nella sua interezza, cliccando qui.

Dioniso bambino (da Wikicommons)

Dioniso bambino (da Wikicommons)

Perché non sono nata coniglio

Con vivo piacere segnaliamo l’iniziativa che si terrà

l’11 febbraio alle ore 17,30
presso il Polo del ‘900
in Via del Carmine 14
.

Cristina Franceschi, presidente della Fondazione “Roberto Franceschi” Onlus, presenterà il libro dedicato alla vita di sua madre Lydia, scomparsa quest’estate. Si tratta di una storia drammatica che permette di addentrarci in un ampio spaccato della storia europea, a partire dalla Rivoluzione Sovietica fino agli anni ottanta, con gli avvenimenti che seguirono all’uccisione davanti all’università Bocconi, nel 1973, di Roberto Franceschi figlio della signora Lydia.

La signora Lydia Franceschi per oltre 20 anni è stata vicinissima alla nostra associazione, apprezzandone le varie iniziative, di cui veniva sempre puntualmente informata.

Questo appuntamento è anche un modo per ricordarla e renderle il nostro grato tributo

L’Armata S’Agapò su Rai Storia

Oggi (14 Gennaio 2022) è stata trasmessa su Rai Tre e su Rai Storia (anche in replica stasera alle 20:30 e comunque raggiungibile in qualsiasi momento via web su RAI Play) una puntata di Passato e Presente particolarmente interessante, dedicata alla cosiddetta “Armata S’Agapò” cioè all’occupazione italiana in Grecia 1940-1943.

La trasmissione parte ed approfondisce il processo che nel 1953 fu intentato contro R. Renzi e G. Aristarco, che avevano osato sceneggiare e proporre un film sulle infamie dell’occupazione italiana. Il processo, condotto da una Corte militare, finì con la condanna a sei mesi di prigione per entrambi gli imputati, colpevoli di “vilipendio alle Forze Armate” per aver detto alcune verità. La trasmissione ha anche illustrato la reale situazione greca del periodo e sottolineato le forme di autoassoluzione che gli italiani misero in atto nel negare ogni misfatto.

Ha partecipato la prof. Isabella Insolvibile, storica, la quale, al termine della trasmissione, ha segnalato tre libri per approfondire l’argomento:

  • P. Calamandrei, R. Renzi, G. Aristarco, Il Processo S’Agapo. Dall’Arcadia a Peschiera. Laterza 1954
  • Paolo Fonzi, Fame di Guerra. L’occupazione italiana di Grecia 1941-1943. Carocci 2020
  • Vincenzo Sinapi, DOMENIKON 1943 : quando ad ammazzare sono gli italiani. Mursia 2021

Un paio di notizie recenti che però non sono novità

Anzi, sono fenomeni che si ripropongono periodicamente, in Italia ed in tutta Europa, anche perché, nel periodo fra l’una apparizione e l’altra, nulla viene intrapreso per risolverli.

In Grecia recentemente è morta una ragazza rom, schiacciata da un cancello automatico di un garage. Forse non era lì con intenzioni amichevoli. La morte non è stata rapida. Ma la notizia non è la morte. La notizia è che un passante, per accertarne il decesso, ha tentato di smuoverla con la punta di un piede (siamo gentili e non pensiamo ad un calcio). Forse non poteva fare diverso; forse non voleva in alcun modo entrare in contatto con un corpo diverso.

In Italia due bimbi (2 e 4 anni) sono periti in un rogo accidentale in un campo rom a Stornara (FG). Nessuno ha lanciato una molotov o appiccato dolosamente il fuoco (come avvenuto in altre occasioni). La condizione fatiscente del campo ha fatto tutto. Essa era stata segnalata più volte dal Sindaco alle Autorità competenti, ma senza effetti. Il padre era al lavoro nei campi, la madre si era allontanata qualche minuto perché anche andare al cesso, in quelle condizioni di vita, è un’operazione non semplice. Peraltro non lontano da lì, altri campi improvvisati e semiclandestini accolgono lavoratori schiavizzati dal nostro sistema produttivo, che scarica per primo su di loro l’esigenza di prezzi bassi e profitti alti. 

Neanche dieci giorni fa un quindicenne rom, nella provincia di Salerno, anch’egli di nazionalità rumena, decideva di impiccarsi dopo un’esistenza troppo amara scandita da sgomberi, accompagnata dagli squittii dei topi, imprigionata nella miseria più nera. Questi luoghi dannati, denominati impropriamente “campi nomadi”, non nascono spontaneamente. Sono frutto di scelte umane legate a speculazioni urbanistiche o a lucide politiche del disprezzo che definiscono e delimitano, su un’arbitraria catalogazione etnica, lo spazio di un abitare diverso, per cittadini dalla cittadinanza amputata. Sono aree del dolore, della segregazione e della marginalità. Ma anche dove dall’alto, si gestiscono appalti e si costruiscono guadagni. Tutto nell’imperfetta e ipocrita legalità. La notizia della tragica morte del ragazzino di Pontecagnano (SA) prima e dei due fratellini dopo, è apparsa per qualche minuto nelle news dei notiziari per poi, piano piano, scendere nella scala dell’importanza e dissolversi in un trafiletto nascosto. Tutto passerà e tutto diventerà inutile, anche la fine di tre giovani vite.(Carlo Stassola, sul Fatto Quotidiano del 18/12/2021)

La nostra Associazione in più occasioni ha cercato di occuparsi del problema e, adesso come allora, cerca di riproporlo all’attenzione per non lasciare questa tragedia nell’oblìo.

Santorre di Santarosa in una mostra a Savigliano

Dal sito del giornale online CUNEO24.IT del 19 ottobre 2021 scorso, ricaviamo e rilanciamo la notizia di una mostra dedicata a Santorre di Santarosa, nume tutelare della nostra Associazione.

Nel bicentenario delle piccole rivoluzioni che hanno caratterizzato l’Europa subito dopo la morte di Napoleone, con la collaborazione del Museo del Risorgimento di Torino, il Comune di Savigliano ha organizzato una mostra su Santorre di Santarosa, primo patriota e “rivoluzionario di professione”, nato a Savigliano nel 1783. La mostra si intitola:

“Che mai sarà per noi il 1821? I Moti per la libertà nell’Europa di Santorre di Santa Rosa”,

ed è stata inaugurata domenica 24 ottobre a Palazzo Muratori Cravetta di Savigliano.

La mostra resterà aperta fino a lunedì 31 gennaio 2022 tutti i weekend dalle 10 alle 18.30 e in settimana su prenotazione. 

Santorre di Santa Rosa, nobile sabaudo costretto all’esilio dal Piemonte dopo l’insurrezione fallita nel 1821, partecipò con Lord Byron alla guerra per l’indipendenza della Grecia dal dominio ottomano, morendo nella difesa dell’isola di Sfacteria il 25 aprile 1825 in combattimento contro le truppe di Ibrahim Pascià, all’assedio di Pylos.

La mostra, che si sviluppa in sei sale e comprende due multivisioni, è stata realizzata grazie alle numerose opere messe a disposizione dal Museo Nazionale del Risorgimento di Torino: documenti, manifesti, stampe, manoscritti e dipinti. Il progetto storico–scientifico dell’esposizione è stato curato dal prof. Pierangelo Gentile dell’Università di Torino. L’esposizione è articolata con immagini, grafiche, stampe, mappe, virtualità multimediale e percorsi sonori, privilegiando la narrazione rispetto alla pura esibizione di oggetti e collezioni. 

Idee sottosopra

La sfida della pianificazione: controllo sociale o società del controllo?

Come d’abitudine da diversi anni, il Polo del Novecento do Torino ospiterà un convegno in ricordo di Costanzo Preve, in prossimità dell’anniversario della sua scomparsa e per celebrare l’uscita del primo volume dell’opera completa. L’iniziativa non vuole essere un semplice ricordo della sua persona e della sua opera ma soprattutto un contributo concreto alla costruzione di un pensiero critico indipendente ed adeguato ai tempi. Costanzo Preve, filosofo, saggista e insegnante, è stato un grande amico dell’Associazione Piemonte Grecia, con la quale ha condiviso l’amore per la Grecia e la passione per i Poeti greci contemporanei.

Di queste ed altre questioni discuteranno – sabato 27 novembre a partire dalle ore 14.30, presso il Polo del Novecento di Torino – Gabriele Guzzi (Esperto economico alla Presidenza del Consiglio), Diego Melegari (Associazione La Radice) e Marco Veronese Passarella (Leeds University). Presiederà: Bruno Segre (Presidente dell’ANPPIA). Modererà: Alessandro Monchietto.  Sarà inoltre disponibile la diretta in streaming dalla pagina Facebook dedicata all’evento, raggiungibile con il link direttamente da qui.

 


Quando ci domandiamo se un altro mondo è possibile,
ci stiamo innanzitutto chiedendo: esiste
un metodo alternativo per ripartire le risorse?
Come distribuiremo le cose in modo diverso?
E chi deciderà come vengono distribuite?

 

Per quanto possa sembrare futuristico, la visione di individui e gruppi considerati come entità da tracciare continuamente ha una storia lunga. È cominciata circa sessant’anni fa alle Galapagos, dove una tartaruga si trovò ad ingoiare un succulento boccone nel quale uno scienziato aveva amorevolmente inserito un sensore.
L’aspetto interessante è che le soluzioni adottate all’epoca da chi studiava alci, tartarughe e oche sono oggi adottate dai capitalisti della sorveglianza e presentate come una caratteristica inevitabile della vita nel Ventunesimo secolo. Quel che è cambiato è che ora gli animali da tracciare siamo noi.

In fin dei conti, cosa fanno Facebook e Google? Ci stimolano – delicatamente e con il nostro consenso – a rivelare informazioni su noi stessi. Gli utenti di queste piattaforme non devono pagare un prezzo in denaro, devono solo lasciare che i loro dati vengano estratti. Per ora, i dati accumulati sono perlopiù usati per vendere prodotti o spazi pubblicitari, ma le possibilità sono molto più ampie.

Come sottolinea Shoshana Zuboff, una delle grandi domande del XXI secolo sarà: chi possiede e controlla i dati che stanno rapidamente diventando una risorsa economica chiave? Il loro uso servirà a favorire processi democratici, o si rivelerà il propellente di un nuovo capitalismo della sorveglianza?

È possibile che pezzi di un mondo migliore stiano lentamente spuntando, e che il capitalismo abbia infine creato i propri becchini (solo che saranno algoritmi, non lavoratori)?

Gli incalcolabili miliardi di gigabyte che Amazon raccoglie – e le meraviglie dei software utilizzati per analizzare questi dati – forniscono un quadro incredibilmente dettagliato di ciò che la gente desidera. Come ogni società Dot-com, Amazon raccoglie quantità improbabili di dati sui suoi consumatori: un negozio convenzionale non sa quali prodotti osservate, quanto tempo passate a guardarli, quali mettete nel carrello e poi riponete sullo scaffale prima di arrivare alla cassa, o anche quali “vorreste” avere. Ma Amazon lo fa. Nel frattempo, l’integrazione delle operazioni con i fornitori gli assicura che i prodotti possano essere pronti in quantità sufficienti e in tempi rapidi, così da poter esser consegnati in 24 ore.

Considerata l’enorme scala di questa economia, vediamo affiorare una riorganizzazione rivoluzionaria della produzione capitalista, che potrebbe indurci a porre domande audaci: e se Jeff Bezos si stesse in realtà rivelando un maestro della pianificazione, avvicinandosi nelle sue pratiche molto più al pensiero dei padri del socialismo che ai mentori dell’epoca neoliberale?

I capitalisti dell’epoca IoT (Internet of Things) pianificano quotidianamente più di quanto non si riesca ad immaginare, ma se la buona notizia è che la pianificazione evidentemente funziona, la cattiva è che attualmente si esercita entro i confini di un sistema di profitto che limita ciò che può essere prodotto a ciò che è redditizio.

È tuttavia lecito domandarsi se i piani che i campioni del capitalismo di piattaforma usano ogni giorno per portare beni e servizi nelle mani di coloro che possono pagarli, possano un giorno esser trasformati per assicurare che ciò che produciamo arrivi a coloro che ne hanno più bisogno. Detto diversamente, potremmo conquistare le attuali centrali logistiche e di pianificazione – i Google e le Amazon del mondo – e riconvertirle per costruire civiltà egualitarie ed ecologicamente sostenibili? Trasformando il modo in cui distribuiamo le cose, potremmo forse iniziare a trasformare tutto il resto dell’economia – da quali cose produciamo e come, a chi lavora e per quanto tempo?

È giunto il momento di riconoscere che il capitalismo è inadeguato a risolvere i problemi che ha creato, dall’ambiente alle diseguaglianze sociali. E che sia ormai impossibile rimettere il dentifricio nel tubetto.

Quello che si può – e si deve – fare, è ridurre progressivamente il campo in cui è il meccanismo impersonale del mercato a regolare i nostri rapporti, ed estendere il campo in cui sono le nostre volontà coscienti a riunirsi su basi paritetiche nel formare una scelta collettiva. Realizzare una società in cui siano i bisogni degli individui e della collettività a muovere la produzione e l’allocazione delle risorse, e non la semplice e inarrestabile sete di profitto.

 

CORSO (online) di GRECO moderno con tecniche teatrali

In modalità completamente ONLINE
dalla fine di Novembre 2021 e fino a Maggio 2022

per il secondo anno consecutivo

l’Associazione organizza un CORSO di GRECO moderno
attraverso TECNICHE TEATRALI 

OBIETTIVI del corso

  • Proporre la lingua come strumento di comunicazione e non solo come oggetto di studio.
  • Contestualizzare l’uso della lingua straniera nelle diverse situazioni della vita reale.
  • Abbassare il filtro affettivo e ridurre l’ansia da performance.
  • Promuovere un ruolo attivo degli allievi nel processo di apprendimento.

 

METODOLOGIA
Basato su un metodo di insegnamento che utilizza tecniche del laboratorio teatrale, il corso promuove l’apprendimento della lingua in un contesto virtuale ludico e interattivo (dialogo/ role-playing/ improvvisazione/ testo teatrale/ giochi di gruppo etc.).

Le lezioni si svolgeranno tutte online con l’utilizzo della piattaforma ZOOM (disponibile online gratuitamente sia per PC Windows che per i Mac della Apple)

DOCENTE: Katerina Nastopoulou, di madrelingua greca, laureata in Filologia greca presso l’Università di Patrasso e diplomata presso la Scuola Superiore di Arte Drammatica Tempi Moderni (Atene). Ha svolto laboratori linguistici con l’utilizzo di tecniche teatrali per l’insegnamento della lingua greca e inglese in Sardegna e a Torino.

Livello intermedio/avanzato
Rivolto a chi ha già una discreta conoscenza della lingua e vuole fare pratica.
Il corso di svolge il lunedì  dalle 18.00 alle 19.30 dal 22 novembre 2021 al 30 maggio 2022

Scadenza iscrizioni: 20 novembre 2021
Per info e iscrizioni: info@piemonte-grecia.org  oppure per telefono: 011487719 o cell: 3382974028

La scomparsa di Maria Caputo

Martedì 19 ottobre scorso è mancata Maria Caputo, madre della socia Nietta Fiorentino.

Con lei scompare uno degli ultimi profughi italiani del secondo dopoguerra. Infatti Maria, col marito Nicola Fiorentino, erano italiani nati e vissuti a Patrasso, in Grecia, per tutta la loro gioventù, fino a quando furono espulsi dal paese, come fossero nemici, a causa dell’invasione e dell’occupazione militare italiana durante la Seconda Guerra Mondiale.

Rientrati in Italia nell’inverno 1945/46, con lo spostamento di circa altre 1.500 persone della stessa zona, Maria Caputo e Nicola Fiorentino hanno vissuto sette anni nei campi profughi e poi hanno trovato casa a Torino, grazie anche alla domanda di lavoro nell’industria metalmeccanica. Il marito lavorò infatti come operaio al reparto Laminatoi della Fiat Ferriere fino alla pensione. Malgrado fossero stati espulsi e trattati da profughi, hanno comunque conservato per tutta la vita un fortissimo legame con la Grecia e con le sue tradizioni.

La nostra Associazione aveva dedicato a Nicola Fiorentino la mostra sulla vita di Nikos Beloyannis (III Braccio del Carcere Le Nuove, Ottobre 2018) per la sua attività politica e sindacale e per il suo sostegno alle lotte del popolo greco, dalla resistenza negli anni ’50 fino alla dittatura dei colonnelli.

Nel breve filmato che si può vedere qui, Maria Caputo e la sua amica Caterina Gallo, durante una cena familiare, ricordano i tempi passati cantando in greco. La canzone è un tango del 1937 dal titolo: Τα μάτια τα δικά σου τα μάτια (musica Di Lazzaro, parole Λεωνίδα Κατσουρόπουλου)